Ognuno di noi vive dentro una storia.
Non solo quella che racconta agli altri, ma quella che, ogni giorno, racconta a sé stesso: una narrazione fatta di pensieri, significati, piccoli commenti interiori che spesso passano inosservati. Eppure è proprio lì che prende forma il modo in cui viviamo, scegliamo, ci relazioniamo.
Non sempre ce ne accorgiamo, ma quella storia finisce per guidare il nostro modo di stare nelle cose. Vale allora la pena fermarsi e chiedersi: ti aiuta a orientarti o ti tiene dentro schemi che si ripetono?
Nei percorsi di coaching, non lavoro per cambiare la storia. Lavoro per creare uno spazio in cui quella storia possa essere ascoltata, osservata, compresa. Uno spazio in cui rallentare abbastanza da cogliere ciò che normalmente resta sullo sfondo.
Per fare questo integro scrittura riflessiva, poesie e storie — anche attraverso albi illustrati — modalità evocative per entrare in contatto con ciò che si muove sotto la superficie: emozioni che non hanno ancora trovato parole, intuizioni che emergono lentamente, parti di sé che chiedono semplicemente di essere viste.
A volte è una frase scritta nel momento giusto ad aprire uno spiraglio. Altre volte è una storia a fare da specchio, restituendo qualcosa che non si riusciva a nominare. Non perché qualcuno interpreta, ma perché qualcosa, dentro, risuona.
È in questo spazio che il lavoro diventa possibile: uno spazio sostenuto, in cui non sei lasciato solo a “capire”, ma accompagnato a stare in relazione con ciò che emerge, a dargli senso, a trovare una direzione più tua.
È da qui che nascono gli Specchi NarrativiTM: uno spazio di risonanza in cui la scrittura e le storie diventano mediatori per riconoscersi.
Forse il punto non è cambiare la propria storia. È, piuttosto, iniziare a stare dentro di essa con più presenza, scegliendo — passo dopo passo — come abitarla.


